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A Washington, in aeroporto. L'autorita' di controllo bagaglio, quella che ispeziona il bagaglio da stivare (legge antiterrorismo), la TSA, Transportation Security Administration, aveva bisogno di un pc piccolino, un toshiba leggerino, poi serviva loro anche il mouse e perche' no, un lettore di memory card, poi visto che sulla memory c'era pure una scheda da 1gb... finche' c'erano...
Mi han fottuto tutto!!! Hanno avuto il tempo per guardare bene, per fare selezione dei prodotti legati al pc che serviva loro, hanno lasciato tutto il resto, spazzolino e dentifricio ci sono ancora per fortuna! Anche il caricatore per la macchina fotografica e' rimasto, che senso aveva prenderla se poi non avevano l'oggetto principale (rimasto nel mio bagaglio a mano). Beh, il caricatore del laptop chiaramente se lo son presi, son mica stupidi!
Ah, pero' almeno sono stati corretti, mi hanno avvisato di aver aperto il bagaglio, al rientro infatti ho trovato un loro bel foglietto con la notifica del check... "Notice of Baggage Inspection". Non mi hanno scritto pero' che avevano prelevato un caro oggettino. Ah si'... forse l'hanno scambiato per una bomba... e il caricatore per il detonatore. Spero siano costretti a rivenderlo per comprarsi medicine.
Una parola. BASTARDI
Sono incazzato? No... e perche' dovrei?
Mi sento un pirla? Si... un gran pirla, a fidarmi nel lasciare beni nel bagaglio.








E' un continuo, 24 ore su 24 dedicate dai canali informativi alla tragedia di New Orleans .
Il sindaco Nagin parla in un'intervista radiofonica con Larry King (CNN) e usa parole molto forti che unite al suo forte accento sudista lo rendono ancor piu' incisivo. "It's a shame. Hey man, it's ridicolous". Si riferiva al modo di gestire l'emergenza da parte delle autorita'... Ci sono persone che stanno morendo di fame o sete sulle strade di una delle piu' importanti citta' degli Stati Uniti. Cadaveri rosicchiati dai topi. Il governo dice di aver mandato, come richiesto, l'esercito, lui non ha ancora visto nessuno.
La citta' e' in preda all'anarchia, il 60% dei poliziotti non si e' presentato al lavoro, vittime anche loro, in prima persona, dell'inondazione. I poliziotti restanti fanno cio' che possono ma fronteggiare le gangs scatenate nello sciacallaggio e' impossibile senza l'aiuto dell'esercito. Hanno trasmesso video amatoriali di saccheggi disgustosi, gangs armate di "rifle" se ne vanno in giro, magari in barca, a seminare il terrore e svaligiare.
"I need troops, man. I need 500 buses, man. This is a national disaster." (Nagin)
Larry King fa una domanda molto diretta al sindaco "ritiene responsabile il presidente e il governo per quello che sta succedendo ora?" Dopo aver detto peste e corna della gestione alla domanda diretta risponde cosi': "Dio vede tutto cio' che sta succedendo e... giudichera' ". Il Presidente sta partendo per le zone colpite, non si e' ancora capito se fara' una sosta a New Orleans... il sindaco lo vorrebbe tanto incontrare...
Una riflessione che mi e' parsa interessante in una delle tante interviste della CNN ad analisti e politici. C'erano studi e simulazioni che provavano che un uragano superiore alla forza 4 (questo e' stato catalogato forza 5) avrebbe potuto far crollare le dighe che proteggono la citta' dal lago. La risposta di un tecnico e' stata che si', sapevano di questo rischio, ma incrociavano le dita... Un po' come sotto al Vesuvio o in California... La differenza e' che qui l'emergenza era stata preparata, si sapeva dell'arrivo di Katrina da almeno una settimana, occorreva quindi tener presente questa simulazione di allagamento della citta' successiva al suo passaggio distruttivo. Si era fatta prevenzione solo sui suoi venti, sul suo passaggio, il dramma e' arrivato dopo, quando tutti pensavano che il peggio fosse passato, tanti erano rientrati nelle loro case.
Viene chiesto quindi che grado di preparazione c'e' per gestire, per prevenire negli US atti catastrofici. Provocatoriamente la giornalista CNN chiede quanto sia vulnerabile il paese in caso di un attacco terroristico... se un evento prevedibile ha mandato in tilt una importante metropoli gettandola nel caos e nell'anarchia, tagliandole elettricita' e comunicazioni, isolandola, figuriamoci un evento imprevisto come un atto terroristico... e noi andiamo a fare guerre preventive in giro per il mondo quando qui da noi siamo estremamente vulnerabili e impreparati, molto poco preventivi, anche nei confronti di fenomeni atmosferici. Mi sembrano riflessioni molto interessanti...
Poche ore fa, appena arrivato a NY, mi sono catapultato sulla tv. Volevo vedere cosa stavano trasmettendo i canali US sul piu' grande disastro naturale nella storia recente del paese.
Fox e Cnn dedicavano spazio solo a quello. Le immagini di devastazione erano molto simili a quelle dello tsunami del sud est asiatico. La cosa che comunque colpiva (trovandoci negli USA) e' che non c'erano immagini in diretta dal luogo del disastro, venivano passati in modo ripetitivo un paio di minuti girati alcune ore prima. Questo dava l'idea dell'isolamento, quasi impensabile il fatto che non ci fosse una corrispondenza live sul posto. Alla CNN la corrispondenza veniva fatta via cellulare, satellitare. L'immagine che passava in continuazione era relativa alla zona del Convention Center. Un sordo avrebbe potuto pensare che quella che stava vedendo non era New Orleans ma Lagos, si vedevano solo persone di colore, tanta monnezza in giro, una sorta di abbandono.
Arrivava un comunicato del sindaco, la conduttrice della CNN ha cominciato a leggerlo e a ripeterlo, non meno di 20 volte... si chiedeva un SOS, la zona del Convention Centre veniva dichiarata insalubre e assolutamente priva di risorse, circa 20000 persone la riunite erano in pericolo, una colonna di persone cominciava a muoversi a piedi alla ricerca di una via di fuga, forse di un luogo in cui trovare cibo o supporto. Poche ore prima il governo aveva affermato di avere la situazione sotto controllo. L'SOS veniva ripetuto con forza e una sorta di incredulita' dalla conduttrice in studio ad Atlanta. Veniva fatto un collegamento con Capitol Hill dove si trovava un corrispondente acui venivano fatte domande "provocatorie". La conduttrice chiedeva infatti perche' solo una piccola parte dei deputati si presenteranno domani al lavoro... vabbe' che le vacanze non sono ancora finite per il Congresso ma una tragedia di tali proporzioni dovrebbe farli riunire in seduta plenaria, immediatamente. Il corripsondente rispondeva che trovandosi molti di loro in vacanza in diversi punti del mondo, con diversi fusi orari... e' dura farli rientrare e riunire. Probabilmente non sapeva come giustificare la cosa e se n'e' uscito con una cazz**a unica... la conduttrice faceva delle faccette piuttosto eloquenti. Come si troveranno i 10 miliardi di US$ necessari per l'emergenza? Bada ben... non per la ricostruzione, ma per la getione dell'emergenza, denaro pronto subito... Good question gli risponde. Ci sono pronti 2 miliardi gli altri 8 si vedra'... e' una cifra immensa.
C'e' da dire che qui non scherzano, la polemica e la critica si innesca subito. Si cerca di capire cosa sia andato storto quando ancora si cercano sopravvissuti. Perche' e' chiaro che qualcosa non ha funzionato, certo e' stato superiore alle aspettative, devastante, ma era previsto, le dighe non hanno retto, etc... si cercano subito i responsabili, verrano giudicati. Probabilmente trarranno una lezione dagli errori commessi. Sono sicuramente pragmatici...
Conduttrice interrotta, parla il Presidente, al suo fianco Bill Clinton e il padre, Bush senior. Guarda sempre gli appunti, si incarta nelle parole, il viso e' quello solito... un po' inebetito, con una commozione che non convince del tutto... Niente da fare, mi sembra proprio il peggior Presidente della storia recente degli Stati Uniti, pure pessimo comunicatore, meglio il padre, molto meglio Clinton... i quali non dicono una parola, gli stanno solo al fianco. Meglio cosi' per lui, l'avrebbero schiacciato, credo, molto piu' autorevoli...


Vabbe' comunque, se c'e', e per chi crede... God bless New Orleans
New York domenica scorsa, Chicago ieri.
Primavera inoltrata, ormai estate... il periodo migliore per le uscite degli artisti di strada. Domenica scorsa a Manhattan c'era il Puerto Rico day, la zona intorno a Times Square era invasa da latini e ... gangs che nei loro quartieri farebbero un po' paura, in centro no, fanno solo "colore".
Ieri a Chicago giornata tersa e tiepida, piacevolissima, tanta gente a passeggiare in centro.
In entrambi i casi tanti "artisti di strada" che animano e danno un tocco di allegria in più a chi passeggia. Sto facendo delle prove con i video. Inserisco alcuni link di spezzoni di video fatti a questi artisti particolari. Per poter vedere i video occorre scaricare divx. Da: http://www.divx.com/divx/download/
Sconsiglio di farlo a chi ha connessioni lente, gran perdita di tempo per vedere cortofilmati assolutamente non "da non perdere".
Chicago:
http://fotoalbum1.aruba.it/fotoalbum_nicoway_it/photos/Video/USA/movies/Tamb.avi
New York:
http://fotoalbum1.aruba.it/fotoalbum_nicoway_it/photos/Video/USA/movies/rap.avi
http://fotoalbum1.aruba.it/fotoalbum_nicoway_it/photos/Video/USA/movies/rap2.avi
http://fotoalbum1.aruba.it/fotoalbum_nicoway_it/photos/Video/USA/movies/Rapbam.avi
http://fotoalbum1.aruba.it/fotoalbum_nicoway_it/photos/Video/USA/movies/rel.avi
http://fotoalbum1.aruba.it/fotoalbum_nicoway_it/photos/Video/USA/movies/cra.avi
Ieri ho letto un pezzo che mi è parso particolarmente interessante e che credo debba fare molto riflettere.
La Cina comunista: paradiso per le multinazionali, inferno per i lavoratori
I lager cinesi che fabbricano il sogno occidentale. I lavoratori svelano le spaventose condizioni di lavoro. Orari infernali, sfruttamento
e paghe da fame.
Di Federico Rampini
Per confezionare un paio di Timberland, vendute in Europa a 150 euro,
nella città di Zhongshan un ragazzo di 14 anni guadagna 45 centesimi
di euro. Lavora 16 ore al giorno, dorme in fabbrica, non ha ferie né
assicurazione malattia, rischia l'intossicazione e vive sotto
l'oppressione di padroni-aguzzini. Per fabbricare un paio di scarpe da
jogging Puma una cinese riceve 90 centesimi di euro: il prezzo in Europa è
178 euro per il modello con il logo della Ferrari. Nella
fabbrica-lager che produce per la Puma i ritmi di lavoro sono così intensi che i
lavoratori hanno le mani penosamente deformate dallo sforzo continuo.
Gli operai cinesi che riforniscono i nostri negozi - l'esercito
proletario che manda avanti la "fabbrica del mondo" - cominciano a
parlare. Rivelano le loro condizioni di vita a un'organizzazione umanitaria,
forniscono prove dello sfruttamento disumano, del lavoro minorile,
delle violenze, delle malattie. Qualche giornale cinese rompe l'omertà.
Ci sono scioperi spontanei, in un Paese dove il sindacato unico sta
dalla parte dei padroni. Vengono alla luce frammenti di una storia che
è l'altra faccia del miracolo asiatico, una storia di sofferenze le
cui complicità si estendono dal governo di Pechino alle multinazionali
occidentali.
La fabbrica dello "scandalo Timberland" è nella ricca regione
meridionale del Guangdong, il cuore della potenza industriale cinese, la
zona da cui ebbe inizio un quarto di secolo fa la conversione accelerata
della Cina al capitalismo.
L'impresa di Zhongshan si chiama Kingmaker Footwear, con capitali
taiwanesi, ha 4.700 dipendenti di cui l'80% donne. Ci lavorano anche
minorenni di 14 e 15 anni. La maggioranza della produzione è destinata a
un solo cliente, Timberland. Kingmaker Footwear è un fornitore che
lavora su licenza, autorizzato a fabbricare le celebri scarpe per la
marca americana. Le testimonianze dirette sui terribili abusi
perpetrati dietro i muri di quella fabbrica sono state raccolte
dall'associazione umanitaria China Labor Watch, impegnata nella battaglia contro lo
sfruttamento dei minori e le violazioni dei diritti dei lavoratori.
Le prove sono schiaccianti. Di fronte a queste rivelazioni il
quartier generale della multinazionale ha dovuto fare mea culpa. Lo ha fatto
in sordina; non certo con l'enfasi con cui aveva pubblicizzato il
premio di "migliore azienda dell'anno per le relazioni umane"
decretatole dalla rivista Fortune nel 2004. Ma attraverso una dichiarazione
ufficiale firmata da Robin Giampa, direttore delle relazioni esterne
della Timberland, ora i vertici ammettono esplicitamente: "Siamo
consapevoli che quella fabbrica ha avuto dei problemi relativi alle
condizioni di lavoro. Siamo attualmente impegnati ad aiutare i proprietari
della fabbrica a migliorare".
I "problemi relativi alle condizioni di lavoro" però non sono emersi
durante le regolari ispezioni che la Timberland fa alle sue fabbriche
cinesi (due volte l'anno), né risultano dai rapporti del suo
rappresentante permanente nell'azienda. Sono state necessarie le
testimonianze disperate che gli operai hanno confidato agli attivisti umanitari,
rischiando il licenziamento e la perdita del salario se le loro
identità vengono scoperte. "In ogni reparto lavorano ragazzi tra i 14 e i
16 anni", dicono le testimonianze interne: uno sfruttamento di minori
che in teoria la Cina ha messo fuorilegge. La giornata di lavoro
inizia alle 7.30 e finisce alle 21 con due pause per pranzo e cena, ma
oltre l'orario ufficiale gli straordinari sono obbligatori.
Nei mesi di punta d'aprile e maggio, in cui la Timberland aumenta gli
ordini, "il turno normale diventa dalle 7 alle 23, con una domenica
di riposo solo ogni 2 settimane; gli straordinari s'allungano ancora e
i lavoratori passano fino a 105 ore a settimana dentro la fabbrica".
Gli informatori dall'interno dello stabilimento hanno fornito 4
esemplari di buste paga a China Labor Watch. La paga mensile è di 757 yuan
(75 euro) "ma il 44% viene dedotto per coprire le spese di vitto e
alloggio". Vitto e alloggio significa camerate in cui si ammucchiano 16
lavoratori su brandine di metallo, e una mensa dove "50 lavoratori
sono stati avvelenati da germogli di bambù marci". In fabbrica i
manager mantengono un clima d'intimidazione "incluse le violenze fisiche;
un'operaia di 20 anni picchiata dal suo caporeparto è stata ricoverata
in ospedale, ma l'azienda non le paga le spese mediche".
Un mese di salario viene sempre trattenuto dall'azienda come arma di
ricatto: se un lavoratore se ne va lo perde. Altre mensilità vengono
rinviate senza spiegazione. L'estate scorsa il mancato pagamento di
un mese di salario ha provocato due giorni di sciopero.
Anche il fornitore della Puma è nel Guangdong, località Dongguan. Si
chiama Pou Yuen, un colosso da 30.000 dipendenti. In un intero
stabilimento, l'impianto F, 3.000 operai fanno scarpe sportive su
ordinazione per la multinazionale tedesca. La lettera di un operaio descrive
la sua giornata-tipo nella fabbrica. "Siamo sottoposti a una
disciplina di tipo militare. Alle 6.30 dobbiamo scattare in piedi, pulirci le
scarpe, lavarci la faccia e vestirci in 10 minuti. Corriamo alla
mensa perché la colazione è scarsa e chi arriva ultimo ha il cibo
peggiore, alle 7 in punto bisogna timbrare il cartellino sennò c'è una multa
sulla busta paga. Alle 7 ogni gruppo marcia in fila dietro il
caporeparto recitando in coro la promessa di lavorare diligentemente. Se non
recitiamo a voce alta, se c'è qualche errore nella sfilata, veniamo
puniti. I capireparto urlano in continuazione. Dobbiamo subire,
chiunque accenni a resistere viene cacciato. Noi operai veniamo da lontani
villaggi di campagna. Siamo qui per guadagnare. Dobbiamo sopportare
in silenzio e continuare a lavorare. (...) Nei reparti-confezione puoi
vedere gli operai che incollano le suole delle scarpe. Guardando le
loro mani capisci da quanto tempo lavorano qui. Le forme delle mani
cambiano completamente. Chi vede quelle mani si spaventa. Questi operai
non fanno altro che incollare... Un ragazzo di 20 anni ne dimostra 30
e sembra diventato scemo. La sua unica speranza è di non essere
licenziato. Farà questo lavoro per tutta la vita, non ha scelta. (...)
Lavoriamo dalle 7 alle 23 e la metà di noi soffrono la fame. Alla mensa
c'è minestra, verdura e brodo. (...) Gli ordini della Puma sono
aumentati e il tempo per mangiare alla mensa è stato ridotto a mezz'ora.
(...) Nei dormitori non abbiamo l'acqua calda d'inverno".
Un'altra testimonianza rivela che "quando arrivano gli uomini
d'affari stranieri per un'ispezione, gli operai vengono avvisati in
anticipo; i capi ci fanno pulire e disinfettare tutto, lavare i pavimenti;
sono molto pignoli".
Minorenni alla catena di montaggio, fabbriche gestite come carceri,
salari che bastano appena a sopravvivere, operai avvelenati dalle
sostanze tossiche, una strage di incidenti sul lavoro.
Dietro queste piaghe c'è una lunga catena di cause e di complicità.
Il lavoro infantile spesso è una scelta obbliga per le famiglie. 800
milioni di cinesi abitano ancora nelle campagne dove il reddito medio
può essere inferiore ai 200 euro all'anno. Per i più poveri mandare i
figli in fabbrica, e soprattutto le figlie, non è la scelta più
crudele: nel ricco Guangdong fiorisce anche un altro mercato del lavoro
per le bambine, quello della prostituzione. Gli emigranti che arrivano
dalle campagne finiscono nelle mani di un capitalismo cinese
predatore, avido e senza scrupoli, in un paese dove le regole sono spesso
calpestate. Alla Kingmaker che produce per la Timberland, gli operai
dicono di non sapere neppure "se esiste un sindacato; i rappresentanti
dei lavoratori sono stati nominati dai dirigenti della fabbrica".
Le imprese che lavorano su licenza delle multinazionali occidentali,
come la Kingmaker e la Pou Yuen , non sono le peggiori. Ancora più in
basso ci sono i padroncini cinesi che producono in proprio. Per il
quotidiano Nanfang di Canton, i due giornalisti Yan Liang e Lu Zheng
sono riusciti a penetrare in un distretto dell'industria tessile dove
il lavoro minorile è la regola, nella contea di Huahu. Hanno
incontrato Yang Hanhong, 27 anni, piccolo imprenditore che recluta gli operai
nel villaggio natale. Ha 12 minorenni alle sue dipendenze. Il suo
investimento in capitale consiste nell'acquisto di forbici e aghi, con
cui i ragazzini tagliano e cuciono le rifiniture dei vestiti. "La
maggior parte di questi bambini - scrivono i due reporter - soffrono di
herpes per l'inquinamento dei coloranti industriali. Con gli occhi
costretti sempre a fissare il lavoro degli aghi, tutti hanno malattie
della vista. Alla luce del sole non possono tenere aperti gli occhi
infiammati. Lamentano mal di testa cronici. Liu Yiluan, 13 anni, non può
addormentarsi senza prendere 2 o 3 analgesici ogni sera. Il suo
padrone dice che Liu gli costa troppo in medicinali".
Se mai un padrone venisse colto in flagrante reato di sfruttamento
del lavoro minorile, che cosa rischia? Una multa di 10.000 yuan (mille
euro), cioè una piccola percentuale dei profitti di queste imprese.
La revoca della licenza invece scatta solo se un bambino "diventa
invalido o muore sul lavoro". Comunque le notizie di processi e multe di
questo tipo scarseggiano. La battaglia contro lo sfruttamento del
lavoro minorile non sembra una priorità per le forze dell'ordine.
Tra le marche straniere Timberland e Puma sono il campione
rappresentativo di una realtà più vasta. Per le opinioni pubbliche occidentali
le multinazionali compilano i loro Social Reports, quei "rapporti
sulla responsabilità sociale d'impresa" di cui la Nike è stata il
precursore. Promettono trasparenza sulle condizioni di lavoro nelle
fabbriche dei loro fornitori. Salvo "scoprire" con rammarico che i loro
ispettori non hanno visto, che gli abusi continuano. Diversi auditor
denunciano il fatto che in Cina ora prolifera anche la contraffazione
delle buste-paga, i falsi cartellini orari, le relazioni fasulle degli
ispettori sanitari: formulari con timbri e numeri artefatti per
simulare salari e condizioni di lavoro migliori, documenti da dare alle
multinazionali perché mettano a posto le nostre coscienze. La Nike nel
suo ultimo Rapporto Sociale dice delle sue fabbriche cinesi che "la
falsificazione da parte dei manager dei libri-paga e dei registri degli
orari di lavoro è una pratica comune".
La parte delle belle addormentate nel bosco non si addice alle
multinazionali. I loro ispettori possono anche essere ingenui ma i numeri,
i conti sul costo del lavoro, li sanno leggere bene in America e in
Germania (e in Francia e in Italia). La Puma sa di spendere 90
centesimi di euro per un paio di sneakers, gli stessi su cui poi investe ben
6 euro in costose sponsorizzazioni sportive. La Timberland sa di
pagare mezzo euro l'operaio che confeziona scarpe da 150 euro.
Hu Jintao, presidente della Repubblica popolare e segretario generale
del partito comunista cinese, ha accolto lunedì a Pechino centinaia
di top manager, industriali e banchieri stranieri venuti per il Global
Forum di Fortune. Il discorso di Hu di fronte ai rappresentanti del
capitalismo mondiale è stato interrotto da applausi a scena aperta. Il
quotidiano ufficiale China Daily ha riassunto il suo comizio con un
grande titolo in prima pagina: "You come, you profit, we all prosper".
Voi venite, fate profitti, e tutti prosperiamo. Non è evidente chi
sia incluso in quei "tutti", ma è chiaro da che parte sta Hu Jintao.
Dopo aver letto questo pezzo sono andato al negozio della Levi's su Michigan Avenue, luogo dove in passato ho compato jeans. Stavolta sono andato a scuriosare per vedere le etichette del "Made in..." tutti i capi riportavano made in China, Hong Kong, Mexico.
Ho guardato l'etichetta delle adidas che indossavo: Made in Indonesia.
Sono andato un po' in corto circuito. E adesso che si fa?
Sistemando le ultime foto sul pc mi sono accorto che solo una settimana fa ero a ...

Vabbè non c'è bisogno di dire il nome, riconoscibilissima, lo skyline più famoso del mondo, privo di quei due picchi che il mondo l'hanno cambiato .
La giornata era stupenda, un caldo inizio inizio primavera. Mi sono accorto che basta veramente poco per far spogliare i newyorkesi... ragazzi a dorso nudo e ragazze con infradito. Se mi avessero detto che il giorno prima avevano guanti e berrettino di lana non mi sarei stupito. Il clima di NY e della costa est degli Stati Uniti nelle mezze stagioni può riservare della grandissime sorprese, possono esserci 28 gradi un giorno e cadere mezzo metro di neve dopo un paio di giorni.


La cosa che mi ha colpito andando in giro per NY e nelle altre città US in queste ultime settimane è la ipod mania. E' un oggetto veramente rivoluzionario, era forse dagli anni '80 che non si vedevano tante persone con le cuffiette. Ora una percentuale altissima di giovani va in giro con il minuscolo mp3, è veramente ipod-mania.

Ho camminato con calma dal Central Park fin giù a Downtown, la città era vivissima, tanta gente nei parchi minori e nelle piazze, playground affollati.

Arrivato a Downtown ho deciso di tornare a "ground zero". Era da tempo che non andavo, non me n'ero reso conto. Diverse volte era tornato a NY dopo il devastante evento ma rimanevo sempre nella parte alta. Era un caso probabilmente.

Ground zero l'avevo visto, ahimè, ancora con il fumo. Nel settembre 2001, il 17 settembre, 6 giorni dopo l'attentato, arrivavo a NY. Arrivando all'aeroporto di Newak nel New Jersey e dirigendosi a Manhattan ad un certo punto c'è un curvone e ti ritrovi davanti lo skyline. Era notte e vedere quel fumo bianco salire, a 6 giorni dalla disgrazia, le luci enormi che illuminavano la zona, fu un colpo molto forte, non si poteva che rimanere in silenzio.
Ora in quel luogo c'è ancora un atmosfera diversa dal resto della città, c'è tanta gente, il solito incrocio di tanta gente che va in tutte le direzioni, ma non c'è il rumore normale, le persone sembrano parlare piano, avere un atteggiamento dimesso. Penso che sia inevitabile, sarà sempre così per diverse generazioni. Arrivare in quel punto genera riflessione e silenzio, rispetto.
Metto qui alcune foto di quel 17-18 settembre 2001. Le altre in http://www.nicogallery.com/New-York-17-sept%2C-2001


Dopo aver lasciato la postazione di net connection in camera, riesveglio alle 6 am causa fuso... esco e con mia sorpesa vedo che ci sono gia' le canoe sul fiume. Malgrado il freddo e il fatto che parte delle acque siano ancora ricoperte di ghiaccio qui basta la giornata di sole per praticare sport. Tanti a fare footing in pantaloncini corti e in giro tante ragazze con infradito e chiaramente piedi 'nudi'. Stamattina qui c'erano comunque solo 3 gradi... hanno molta voglia di caldo mi pare...


Harvard... a couple of hours ago...


E ora... fine passeggiate, si va a lavorare... all night long...
Boston, qui sta finendo l'inverno, c'e' ancora un po di neve in giro e l'odore della primavera non e' ancora arrivato.
Questa non e' la mia citta' pereferita negli Stati Uniti ma le porto da sempre una grande ammirazione, rispetto. Fin dalla prima volta che sono venuto, una decina d'anni fa, a incontrarmi con una cara amica italiana, Chiara, che qui studiava, a Cambridge per la precisione, sobborgo di Boston.
Da sempre ho associato questa citta' allo studio, alle grande universita', a grandi menti e studiosi che da tutto il pianeta vengono qui, chi per insegnare, chi per imparare. Questa e' la veduta da dove mi trovo io, il fiume davanti. Boston in fondo e alla mia destra, non si vede, giusto 500 metri il MIT. Alle mie spalle, circa 3 km, il centro di Cambridge, con ...Harvard. Studio e ricerca... ricordo una volta di aver attraversato la strada sulle striscie pedonali e di fianco a me c'era l'ex ministro degli Esteri dell' ex URSS, 'era' di Gorbaciov. Passeggiava indisturbato e inosservato, mi colpi' la normalita'... qui probabilmente era uno fra i tanti, studiosi...
E poi... questa citta' e proprio il fiume qui sotto, quello che divide la city da Cambridge mi ricorda il film 'Love story'... le barchette, loro che remano, vabbe' ora la pianto senno' esce la parte romantica...

A Boston tanto pesce, salmone, aragosta e immancabile la zuppona, la clam chawder...

Fra le stradine di Beacon Hill...

Ora una nuotata, colazione e una passeggiata nel centro di Cambridge, ad Harvard, a sognare di essere studente fra quelle mura...
Brrrrr... fa ancora un freddo cane da queste parti... quella sotto e' la costa nord della Nova Scotia, Canada, 340 km a nord est di Halifax, ieri mattina. Il ghiaccio che si vede non e' su un lago ma sul mare. Ancora poche settimane comunque poi anche qui avverra' il disgelo. Mi piacerebbe fare un salto giu' e vedere come si vive in queste picolle cittadine del nord Canada in inverno.

Dal Carnevale... o meglio un festival latino.
Ieri in calle ocho c'era veramente il "mondo latino" della città. Tutti i paesi, dal Rio Negro alla Patagonia, erano ben rappresentati. Colori, musica e cibo. I colori, vivaci, delle bandiere e della gente.

La musica... a dire il vero mi aspettavo più salsa, merengue, samba, tango etc... invece tanto rap latino, aggressivo nelle parole come quello anglofono. Il cibo, tacos mexicanos, arepa venezuelana, carne colombiana e cubana, churrasco brasileiro, choripan e asado argentino... etc...
La cosa veramente latina, originale (nel senso di "come nella terra madre"), erano proprio i sapori dei cibi. Tutto il resto era un connubio fra latino e US. L'abbigliamento delle persone, i tagli di capelli, lo stile. Una originale via di mezzo. Tante le magliette NBA e il richiamo allo stile rap. Ahimè tanti anche i rappresentanti di gangs violente, Miami ne è infestata.


Mi è rimasto impresso un gruppo che suonava musica cubana... ci saranno state 15 persone a seguirlo, al contrario dove veniva sparato il rap... la calca...


La foto che segue è un po' simbolica, il tema US-Cuba meriterrebbe tante considerazioni, tanti discorsi...
