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lunedì, 29 agosto 2005
Clero argentino e bandierina canadese

Recentemente rientrato da breve sosta a Buenos Aires vorrei relazionare su scandali sessuali che riguardano elementi del clero argentino, in particolare arcivescovi.

Ma...

in questi giorni sono molto stanco e quindi anche scrivere rappresenta un peso. Faccio un paio di nomi: Maccarone e Storni. Storie diverse, in uno omosessualità e congiura, nell'altro abuso. Per chi fosse interessato ad approfondire basta fare una ricerca su un motore qualsiasi, google o yahoo. Poi ognuno faccia le proprie riflessioni...  al momento io mi astengo. Al solito sono piuttosto schifato dall'istituzione chiesa cattolica, Vaticano etc...

Altri temi affrontati in una cena a base di bife de chorizo con l'argentino Nicolas, il britannico-iraniano Pezh e due amici american-texani: l'antibushismo in alternativa all'antiamericanismo e il fatto che circolano in giro backpackers statunitensi con la bandierina canadese sullo zaino. Non perchè fanno il tifo per il Canada football team...

Ronf Ronf Ronf, torno in letargo.

Postato da: nicoway a 23:38 | link | commenti
america latina

sabato, 20 agosto 2005
IranSkies

Giovedi l'amico Amir mi ha cercato via mail, via blog, per un invito a cena... non sapeva pero' che ero partito. Quando mi cercava ero in volo e il caso(!!!)voleva che proprio in quei momenti mi trovassi a sorvolare il suo paese. La visibilta' era ottima, cielo sereno. Mi sono appiccicato al finestrino a Tabriz e ho tenuto spiaccicato il naso fino a Zahedan e all'ingresso in territorio pakistano.

Arrivato a Delhi gli scrivevo che ero fuori, che non potevo esserci e che proprio poche ore prima avevo sorvolato il suo paese...

Mi ha risposto con una mail che mi ha emozionato e fatto riflettere. Continua a farmi pensare... non riesco proprio a mettermi nei suoi panni, non ce la faccio. Non riesco a sentire sulla mia pelle come si possa stare, come potrei stare io. Solo loro lo sanno.

Con la sua autorizzazione riporto qui quelle poche righe, molto significative di uno stato d'animo e di una forte sofferenza.

Ciao Nico,
non pensavo che eri a Delhi. Spero che tu abbia delle belle giornate la' (io ci andrei molto volentieri in India!).
E' molto bello cio' che hai scritto su Iran,....proprio 10 minuti fa ho visto un altro episodio di quel programma in cui 4 turisti facevano la via della Seta...ti ricordi? quando eri qui loro erano in Cina,...e oggi ho visto la trasmissione in cui sono arrivati in Iran....bastava vedere la terra del mio paese,...bastava sentire la musica del sottofondo...il modo di parlare della gente...le idee di quell'americano che diceva "mi aspettavo che mi prendessero come ostaggio ma sono rimasto con bocca aperta della ospitalita'  degli iraniani",...e bastava solamente vedere quei 10 minuti a farmi piangere.
Mi manca molto l'Iran ma paradossalmente non ho nessuna voglia di andarci e questa cosa mi mette in una situazione di crisi mentale fino a impazzirmi.
Comunque,
lasciamo stare!
 
Metto qui alcune foto fatte su quelle aride e affascinantissime terre. Altre qui: 
http://www.nicogallery.com/Iranskies
 
 
Fra Tabriz e Tehran, montagne alte oltre 4000 metri. In primo piano la catena montuosa. Versante sud, aridissimo.Oltre il crinale, versante nord, verde... sul fondo il Mar Caspio. Le piogge si infrangono spesso su queste montagne, bagnano le localita' costiere sul Mar Caspio e lasciano il resto dell'Iran a secco per gran parte dell'anno, fanno da barriera.
 
 
 
 
Tehran, 13 milioni di abitanti. A sinistra la parte nord, arrampicata sulle pendici delle montagne, temperature gradevoli, classe media e alta. In basso, a destra, un area verde con un monumento bianco in mezzo, Azadi Square, simbolo della citta'. Da nord (sx) a sud (dx)  la citta' e' "in discesa", circa 400 metri di dislivello.
 
 
 
 
 
 
Dasht e Kavir, il piu' grande deserto iraniano, si estende ad est di Tehran per centinaia di kilometri, caldissimo, scarsamente abitato. Formazioni saline e rocciose... modellato nei millenni dai frequenti terremoti, e si vede...
 
 
 
 
Dasht e Lut, deserto d'oriente, quello che arriva a sconfinare in Pakistan.
 
 
 
 
Confine fra Iran e Pakistan, 30 km ad est di Zahedan. Territorio tribale...
 
 

Postato da: nicoway a 23:18 | link | commenti (6)
tehran

venerdì, 19 agosto 2005
Delhi hut

Scrivo queste due righe da Delhi.

Ho appena fatto una cosa che alcuni anni fa non avrei mai fatto. Sono andato a pranzo da Pizza Hut. Ebbene si', sono invecchiato, mi sono imborghesito, impigrito, standardizzato...

Poco fa mi son ritrovato con un languorino. Alla mia destra un Mc Donald, in mezzo un ristorante Indiano (cucina del sud), a sinistra Pizza Hut. Anni fa mi sarei rifiutato per principio di entrare a dx o a sx, sarei andato all'indiano, per principio. Oggi non piu'. Dopo alcune ore passate nel caos delhiano, con il suo shock uditivo, olfattivo, visivo non ne potevo gia' piu' di quest'India, l'ho riconosciuto a me stesso, mi sono arreso. Avevo voglia di un luogo condizionato, pulito, con sapori standard conosciuti. Ho alzato bandiera bianca.

                                                                                                (mi son fermato un attimo... non era lui...)

Mangiando la pizza ricordavo quando, viaggiando in India o in America Latina, cercavo il piu' possibile di avvicinarmi ai locali, anche col cibo, mangiando in strada, con le mani, qualsiasi cosa (o quasi). Quante volte ho sfidato Montezuma, quante volte ho perso...  Ricordo un paio d'occasioni memorabili, entrambe in Guatemala.

La prima nel '95 a Flores, Montezuma se la prese con me in modo virulento. Era un pellegrinaggio con ill bagno "comunitario" dell'hotel (viaggiavo con budget risicatissimo), ricordo che non funzionava neanche lo sciacquone (che schifo...). Dopo un paio di giorni Montezuma ha avuto pieta', lasciandomi, con 5 kg in meno e un viso scavatissimo. Si poteva continuare, anche se un po' debilitato.

La seconda volta nel '97 a Quetzaltenango, periodo natalizio. Due giorni rinchiuso in hotel, fino allo sfinimento, senza uscire dalla camera. Arrivato al limite mi son detto, domani devo raggiungere l'aeroporto di Guate e prendere un aereo che mi riporti in Italia (rinunciando ai 4 mesi che mi rimanevano di viaggio), ero talmente debole e delirante da essere arrivato a pensare che sarei morto in quella camera di 8 metri quadrati... Ho dato un ultimo colpo di reni, ho ricordato di avere un numero di telefono, la vedevo come ultima chance (quando sei delirante capita...). All'arrivo in citta' avevo chiesto un indicazione su come dirigermi all'hotel "battezzato", un paio di ragazze mi avevano indicato la direzione e detto: " se dovessi avere bisogno di qualcosa questo e' il telefono...".  Faccio chiamare il numero dal proprietario, non avevo neanche l'energia per affrontare una telefonata con persone non conosciute. Dopo mezz'ora arriva Magda, il solo vederla mi ha dato fiducia. Suo zio medico si sarebbe preso cura di me, dopo alcune ore avevo a disposizione dei farmaci che avrebbero rimesso in piedi un cavallo. E cosi' fu. Venni adottato dalla famiglia di Magda, Montezuma se n'era andato affanc e l'avevo pure beffato, o forse era stato provvidenziale. I giorni successivi furono stupendi. La notte di capodanno alle 23 tutta la famiglia allargata (nipoti, cugini, genitori, nonni) in una sala nella casa dei nonni di Magda. La saletta era diventata una piccola chiesa, tutti davanti all'altarino, di fianco ad esso gli anziani nonni, davanti, in prima fila, i piu' piccolini, dietro i grandi, in scala. E pregavano... hanno pregato fino allo scoccare della mezzanotte. Io, sul fondo, osservavo questa scena con contorni magici, la luce soffusa, i due anziani che "dirigevano". Forse il Capodanno piu'  bello che io abbia vissuto. E io che a Capodanno di solito, se non lavoro, vado a letto alle 23...

Montezuma... sicuramente da Pizza Hut non mi freghi. Erano bei tempi anche quando ti facevi beffa di me, tutto sommato...

L'India non fa per me, lo ripeto. E' sicuramente interessante ma la soffro tanto. Stamattina ho "abbordato" due ragazze, una italiana, l'altra sudafricana, erano in mezzo alla folla, al caos e non ho resistito... ho dovuto chieder loro come si sentissero in questo contesto. Mi han detto che lo soffrivano molto, erano appena arrivate da un viaggio indiano fra Agra, Varanasi, Rajastan e Himachal Pradesh. Mi raccontavano di essere state molto bene a nord ma nei grandi centri o nelle localita' con turismo la sensazione era di disagio. Condividevamo il fatto che ci si sente $ che camminano. La sporcizia e' notevole e non la si puo' giustificare con la poverta', esistono nel mondo luoghi poveri ma estremamente ordinati e puliti. L' "inquinamento acustico e olfattivo e' pesante, puo' dare molto nervosismo e insofferenza a chi non e' abituato (come il sottoscritto). Nei grandi centri nessuno sembra aiutarti "gratuitamente", tutti sembrano volere qualcosa in cambio. Parlo di certi luoghi dell'India, sia chiaro... sta di fatto che non sono luoghi isolati, insignificanti. Parlo di Delhi, Bombay, Calcutta, Varanasi, citta' che ho conosciuto abbastanza bene e in cui non mi sono mai sentito a mio agio. Non conosco il sud, il Kerala, il nord... conosco a malapena un pezzetto d'India e questo poco mi basta per rendermi un po' titubante a conoscere il resto.

Da noi sembra che molti abbiano una certa stima della societa' indiana, vedono la religione locale come pacifica e tollerante, apprezzano il modo di vivere la poverta' degli indiani. Io trovo il tutto sistemico ed equilibrato, valido per loro. L'accettazione della poverta', dell'inferiorita' rispetto ad un altro uomo, le caste, etc in base ai miei valori sono aberrazioni, cose inaccetabili. Ma se va bene a loro, se questo e' il loro equilibrio ben venga... ma credo non abbiano molto da trasmetterci in positivo.

 

 

Il ruolo della donna... pensiamo che nei paesi islamici la donna sia in una situazione di scarsa considerazione, inferiorita'. E di quella che e' la situazione femminile in India, fra non islamici, cosa sappiamo? Quasi niente. Ho visto donne fare lavori pesantissimi, alzare pietre pesantissime in cantieri stradali, muratori (trici), piegate in lavori faticosissimi nelle campagne. Nelle miniere dove si preleva il materiale edile...E in piu'  fanno le madri...

Non si sa tanto in giro il numero annuo di donne morte (assassinate!!!) a causa di incidenti domestici. Nella sola Delhi sono XXXX, il dato preciso lo fornisco al ritorno in Italia, devo fare un controllo in un  libro in cui si parla di societa' indiana. Questi incidenti avvengono sempre in cucina, fra i fornelli... la donna, la moglie, muore bruciata. Il marito provoca l'incidente, e' una prassi, tutti lo sanno cosa succede ma la legge non interviene, il marito non viene denunciato, processato. Il tutto finira' nelle statistiche come "incidente domestico" e non "omicidio". Conosco un uomo a Mumbai che l'ha fatto. Ha bruciato la moglie. Ha un negozio di abbigliamento e souvenirs, suo figlio lavora con lui nel locale. Tanti stranieri continuano a comprare camicie e sari da lui, fa pezzi su misura... in tanti lo salutano e gli stringono la mano. Alcuni sanno pure cosa ha commesso ma visto che i suoi sarti lavorano bene e ha prezzi convenienti chissenefrega se ha fatto un falo' della moglie, vero???

Occorre saperle queste cose quando si viene in India. Non e' sufficiente apprezzarne la storia, la cultura, lo yoga, i masssaggi ayurvedici... occorre credo aprire un capitolo sulla societa', su come si relazionano fra loro. C'e' solidarieta' fra gli indiani? Si aiutano fra loro? Non l'ho mai capito. A sensazione sono molto scettico. Al punto che... se dovessi reincarnarmi spero di non rinascere in India o, se dovessi avere questo destino non gradito, spero almeno di rinascere topo. Sembra infatti che qui li trattino molto bene, in alcuni luoghi li venerano pure, li cibano ... in compenso se vedono un essere umano moribondo sulla strada spesso lo lasciano li' e non se ne curano.

Sono estremamente critico sull'India, il tutto e' chiaramente soggettivo, personale. Forse il problema e'  tutto mio e mi sto perdendo qualcosa, non la capisco, non la voglio accettare.

In merito all'India aspetto i racconti di viaggio di Henry  http://istintivamente.splinder.com   Sicuramente sara' piu' equilibrato di me.

Postato da: nicoway a 13:54 | link | commenti (1)
mumbai e delhi

mercoledì, 17 agosto 2005
16 agosto. Milano?

 

                                            (Madunina)

 

                   (Naviglio river?)                                                     (Washington Avenue?)

 

                 (Solari road?)                                                                (Vercelli Drive?)

 

                              Cool? Depressing? Sad? Relaxing?

                                         COOL!  RELAXING!

Postato da: nicoway a 11:28 | link | commenti

martedì, 16 agosto 2005
No meu país, nem o inverno consegue ser sério

Cominciamo ancora da qui... dal clima. Come dice Silvia "nel mio paese neanche l'inverno riesce ad essere serio". In effetti a San Paolo da diverse settimane non piove e la temperatura rimane intorno ai 30 gradi, clima secco, delizioso direi, ma... non "serio". L'inverno è inverno anche in parte del Brasile, pur  non essendo rigido come in Europa. San Paolo è di pocchissimo sotto la fascia equatoriale, tropico del capricorno, giace a 820 slm e nell'inverno australe dovrebbe fare prevalentemente freschino o tiepidino salvo alcune giornate fredde con temperatura vicina allo zero e alcune altre calde, intorno ai 30, questi dovrebbero essere i picchi estremi. Circa 4 settimane a 30 gradi sono un po' troppe. A ciò poi si aggiungono problemi di siccità e inquinamento... Ma comunque, questo per dire che là, manco l'inverno si comporta seriamente... fa ciò che vuole...

E adesso zac... vado al tema "serio".

LULA TA' IMPICCIATO

Sono arrivato poche ore dopo la dichiarazione televisiva di Lula, era l'ora di pranzo di venerdì quando il presidente compariva sugli schermi. Nelle case, nei ristoranti, nei centri commerciali, tutti fissano il televisore, in silenzio. Comincia a parlare  della situazione economica, dei piani, discorsi di routine... dopo un po' arriva al dunque. Con gli occhi lucidi chiede scusa al popolo brasiliano "non mi vergogno di dire che il mio partito e il governo devono chieder scusa ai brasiliani". Aggiunge che era all'oscuro di tutto, che e' stato tradito dai fedelissimi. Promette giustizia. Chiede perdono.

Ciò che è successo è veramente grave, i dirigenti del  PT (Partito dos Trabalhadores) hanno fatto delle gran porcate. Il tutto è cominciato alcuni mesi fa da un' inchiesta che smascherava cose sporche nelle Poste (un istituzione che in Brasile funziona molto bene), da lì in un baleno si è arrivati senza quasi rendersene conto ad indagare su temi molto vicini al governo e sono comiciati a venir allo scoperto fatti scandalosi, con cadenza quotidiana.

Alcuni fatti ormai accertati.

Il PT, nella campagna elettorale che ha portato Lula al governo, ha ricevuto finanziamenti da società con cui poi si è compromesso a "ritornare" l'aiuto sotto forma di leggi e provvedimenti che favorissero queste società...  come han fatto per far passare questi provvedimenti in parlamento? Dando mazzette ai deputati "indecisi" o riluttanti. Con quali fondi? Con alcuni conti segreti depositati in paradisi fiscali.

Il PT aveva un grande alleato in campagna elettorale, il Partido Liberal. Questa allenza è stata comprata profumatamente, il PT avrebbe versato 4 milioni di dollari US come "contributo" alla campagna. Con fondi "neri" presi sempre da questi conti occulti.

Insomma, un bello scandalo!

Con alcune scene quasi comiche...  un mesetto fa il Sig. José Adalberto Vieira da Silva, braccio destro di un parlamentare del PT, è stato beccato all'aeroporto di San Paolo con 200 mila reais (70 mila euro) nella valigia, i raggi x sul bagaglio a mano l'hanno smascherato. A quel punto  ha dovuto giustificare il perchè di tutto quel contante, ha detto che era frutto di una vendita di prodotti agricoli (è proprietario di un orticello a Fortaleza il tipo...). La risposta non ha convinto le autorità fiscali dell'aeroporto. Scatta una perquisizione personale, gli trovano 100 mila US$ nelle tasche(!!!!). Cosa ci faceva stò gentiluomo, con tutto stò cash, in procinto di salire su un aereo che avrebbe fatto scalo a Brasilia?

Lula si è sentito di dover parlare alla nazione. Il popolo non mi è parso propenso alle scuse e al perdono. Lo shock è stato grande, il presidente  dice che non sapeva. Il popolo sa che che non poteva non sapere. Quasi metà della popolazione provava a dir poco fastidio al nominare "Lula", la classe alta e medio borghese lo riteneva inadatto, incapace, impresentabile, non all'altezza di governare il Brasile. L'altra metà aveva speranza. Si sperava che quest'uomo venuto dal basso, umile, "popolare", potesse portare quei cambiamenti che tanti nell'ingiusto Brasile si aspettano. La lotta alla fame, diminuzione delle disparita', un mondo piu' giusto ed equilibrato, la lotta alla pesantissima corruzione... Lula era l'uomo che dava speranza. I risultati, a distanza di due anni e mezzo, erano ancora poco visibili e tanti se ne lamentavano, ma veniva perdonato... ci si rendeva conto che non era facile cambiare un paese ultracomplesso come il Brasile in pochi anni. Si chiedeva pazienza, il popolo sembrava provare, a pazientare. La democrazia brasiliana e' giovane, ha 20 anni. Alla dittatura sono seguiti governi corrotti, poco propensi o incapaci di cambiare le cose. Occorreva dare una chance a questo nuovo soggetto politico totalmente diverso dai precedenti.

I brasiliani si sentono traditi. Difficilmente perdoneranno. Lula ha perso autorevolezza, appoggio e stima. Sabato mi si parlava di un popolo "depresso", triste. E c'e' da capirli... Peccato. Credo che difficilmente riuscirà  a sottrarsi alle dimissioni, se dovesse percepire che il popolo non lo sostiene più  credo si dimetterà, ancor prima che venga chiesto, eventualmente, l'impeachment. Non so cosa lo possa salvare. Di certo non l'appoggio di Chavez che in visita a Brasilia nel fine settimana l'avrebbe definito in gran forma e forte come vai l'aveva visto prima. A vedere i suoi occhi non direi...

 

 

DASLU

Il mese scorso mi aveva attirato molto l'attenzione un articolo di Rocco Cotroneo, corrispondente del Corsera da Rio de Janeiro. Si parlava di Daslu, un centro commerciale paulista per ultraricchi. Mi ero ripromesso di andarci alla prossima occasione... così è stato.

Mi son fatto scarrozzare da un paio di amiche, Silvia, la mia "guida" paulistana, e Rita, brasiliana con sangue al 100% livornese, più italiana che brasiliana direi...

Alla mia richiesta sono rimaste un po' colpite, come facessi a sapere del Daslu...  non erano mai andate ma anche per loro la curiosità  era forte.

Il Daslu è il centro commercale più lussuoso di tutta l'America Latina, forse addirittura del mondo intero. E' in una struttura in stile neoclassico nella zona sud ovest della città.

 

 

Alle sue spalle uno dei quartieri più lussuosi di San Paolo, di fronte un tratto di fiume putrido e una favela di nome Coliseum(!). E' stato inaugurato un paio di mesi fa, ad inizio giugno. Si sviluppa su 20.000 metri quadrati, 4 piani. Ai primi 3 tutte le griffe più importanti della moda mondiale, al 4° eliporto e grande salone di feste. Tanti ascensori, 87 bagni (!). La struttura e' anomala, non ci sono grandi corridoi con ai lati le vetrine dei negozi. Ci sono invece stanze comunicanti fra loro, un grande labirinto in cui è facilissimo perdersi. Se cominci a camminare sei obbligato ad entrare nei "negozi", ad attraversarli e quindi a guardare e comprare... se hai i soldi... I prezzi sono altissimi, un paio di scarpre difficilmente lo potrai comprare a meno di 800 euro. Prada ha 420mq di superficie per esporre in quattro spazi. Chanel, Armani, Ferragamo, D&G, Gucci, Valentino Louis Vuitton etc si spartiscono gli altri 114 spazi. Tanti i pezzi da collezione. Fra una stanza e l'altra, nel labirinto, ci sono spazi con divanetti e camino in cui rilassarsi e sorseggiare un coppa di champagne o un buon caffè Illy.

Arriviamo in auto, solo un "plebeo" potrebbe venire qui a piedi !

                                    (ultima foto prima della censura...)

L'altra opzione per molti può essere l'elicottero. La prima ora di parcheggio costa 12 euros. All'ingresso ti chiedono il documento e ti registrano, obbligatoriamente. Mi fanno presente che è assolutamente vietato scattare foto, se non voglio passare qualche brutto momento (me lo dicono proprio così...), peccato!!!  Nei tanti ascensori chi ti accoglie e ti porta su e giù sono persone di colore, tutti rigorosamente vestiti di bianco immacolato e con un copricapo di altri tempi... Chi all'interno ti potrà dare indicazioni sono donne mulatte vestite come probabilmente vestivano nell'800, le donne di servizio nelle fazendas. Le commesse sono tutte bianche ed estremamente belle, modelle, figlie della buona società locale... sembra che il loro stipendio possa arrivare ai 5000 euro al mese. La figlia del governatore dello stato lavora qui...

L'ambiente è quasi surreale... ma esiste, è vero, e funziona. Sabato pomeriggio era affollato, persone che facevano acquisti per migliaia di euro senza batter ciglio. In Brasile l'1% della popolazione detiene ricchezze straordinarie, quasi tutto il paese è loro... nella graduatoria mondiale di concentrazione della ricchezza il Brasile è al secondo posto, solo la Sierra Leone riesce a far meglio! Una triste graduatoria... l1% possiede un reddito equivalente al 50 per cento dei più miserabili, cioè 86 miolioni di persone.

L'1% della popolazione significa circa 1,7 milioni di persone, una città come Milano per intenderci, tutta di stramiliardari. Molti di loro vivono a San Paolo. Non è sicuramente un problema per quelli che vivono a Manaus o Brasilia, un paio d'ore di jet privato e sei nella fortezza del lusso, senza necessità di fare una decina d'ore d'aereo per andare a Milano, Parigi o Miami. Tutto concentrato qui. Ti vendono dalla maglietta di D&G all'elicottero (su commissione questo), una Maserati, uno yacht.

In base a ricerche di mercato sembra che il paulistano di classe media si rechi in uno shopping centre classico una volta ogni 21 giorni, qui il paulistano ricco viene una volta ogni 7 giorni e quando viene compra... e ci lascia belle cifre. Il business mi sembra azzeccatissimo. Probabilmente questo luogo attirerà già a breve anche i ricchissimi di Argentina, Chile, Ecuador, Colombia. Questi signori potranno trovare, concentrati in un unico luogo, "fortificato" e impermeabile rispetto all'esterno, tutte le griffe e i prodotti presenti fra Via Montenapoleone e Via della Sfiga a Milano, o a Rodeo Drive a LA... Una grande idea commerciale.

Se non fosse che siamo in Brasile... chiaramente nel paese se n'è parlato tanto, l'hanno fatto soprattutto i bloggers brasiliani. Il paese in fondo è caratterizzato da enormi contraddizioni sociali e il Daslu non fa che rimarcarlo ulteriormente. Alla proprietaria del Daslu (costato circa 50 milioni di US$), signora Eliana, e' stata spesso rivolta la domanda sull'etica della cosa, se avesse intenzione di aiutare ad esempio la vicina favela con progetti mirati. Ha risposto che lei fa già tanto per il paese generando lavoro, dando impiego... certo, la figlia del governatore!

             (foto rubata dal web di proprietaria e braccio dx... si vedono gli interni...)

Ma io mi dico... stì qua hanno tanto, veramente tanto... posso trovare non immorale che uno desideri una bella casa, una bella auto, una barca,  se vuoi ti diamo pure un titolo, che so', Conte di Ipanema, Marchese di Vila Olimpia... ma perchè non riservano una buona parte di tutto ciò che rimane loro ad investimenti per creare migliori condizioni per i poveri? perche' non generano anche occupazione fra i settori marginali? Non si chiede loro di fare beneficienza o di dissanguarsi ma solo di adoperarsi anche dove ci sarebbe maggior bisogno. Non sarebbero ancor più felici? Non arrivano a pensare che la loro stessa vita avrebbe ancor più valore?

La signora Eliana ha rischiato grosso il mese scorso, è arrivata la finanza e ha scoperto che aveva evaso per 10 milioni di euro. In prigione ci sono finiti però i suoi contabili, ma giusto per una notte... si sa come vanno le cose no? Ma è inutile che faccio quello che si stupisce per ciò che accade oltreoceano. Proprio qui da noi lo stratega contabile della Parmalat, colui che ha contribuito con l'inganno a far perdere pacchi di soldi a migliaia di risparmiatori, non sono non è in cella, ma ha già di nuovo un lavoro!!! Proprio vicino a casa... Collecchio. Ma in fondo lui eseguiva solo degli ordini che gli impartiva il capo supremo. Anche in Argentina e' andata cosi'. Facevano sparire, uccidevano ma... eseguivano degli ordini. Non responsabili quindi, non punibili.

Argentina, Brasile, Italia... in ordine alfabetico...

 

CARANDIRU'

Avevo gia' parlato in un post di alcuni mesi fa del carcere più' tristemente famoso di San Paolo  http://appuntingiro.splinder.com/post/4023529

Nei giorni scorsi ci sono ripassato, la metropolitana proprio in quell'area esce dalla terra ed è stato facile fare un'altra foto.

Il carcere non esiste più, è stato quasi interamente demolito, nell'area verrà costruito un grande parco ricreativo. Il carcere non esiste più ma i carcerati purtroppo ci sono ancora, trasferiti in altro luogo. La violenza in Brasile non è diminuita. Le condizioni dei carceri non so se siano migliorate rispetto ai tempi del Carandirù.

Lo stile era "neoclassico", i piani erano 4 anche là...

Carandiru, Daslu... in ordine alfabetico...

Postato da: nicoway a 00:49 | link | commenti (1)
america latina

lunedì, 15 agosto 2005
Cristiani alla riscossa!

Sono appena rientrato da San Paolo, accendo la tv che mi conciliera' il sonno e sento dire da un prete in diretta "fierezza di essere cristiani", poi un altro che credo essere Badal*ni aggiungere che il nuovo pontefice ha fatto un passo in piu' rispetto al precedente e che si parla ormai di "orgoglio di essere cristiani". Ma che bisogno c'e'???   Orgoglio? Fierezza? secondo me Cristo si rivolta dalla tomba!!!

Se piu' tardi mi sveglio bene prendo un aereo e volo a Colonia. A quanto pare il Papa concedera' l'indulgenza plenaria a chi andra' a Colonia, la remissione dei peccati!!! Non mi par vero, posso in un botto solo scontare ben 35 anni di peccati e malefatte. Tornero' sollevato, tutto il male, tutte le porcate che ho fatto verranno scontate. Ora che ci penso nel week end a  San Paolo potevo sfogarmi e strapeccare sicuro che tanto a distanza di pochi giorni non avrei piu' avuto problemi morali o di coscienza. Tutto ripulito, con il pentimento e la confessione.

CRISTIANI ALLA RISCOSSA! Si', ce n'era bisogno, soprattutto in questo momento, questi messaggi sono concilianti!

Ma no... a Colonia non ci andro', perderei tempo, il giorno dopo sarei di nuovo "timorato" e dovrei aspettare una nuova amnistia. Meglio riflettere sul week end verde amarelo.

Postato da: nicoway a 10:22 | link | commenti (3)

venerdì, 12 agosto 2005

Postato da: nicoway a 02:25 | link | commenti

giovedì, 11 agosto 2005
Enzo Baldoni rientra a casa.

Il mio funerale: disposizioni per un saluto
di Enzo Baldoni

Stamattina sono stato a un funerale. La cerimonia è andata via liscia e incolore finché alla fine il prete ha detto: "Ora il figlio vuole dire qualche parola".

Il figlio, in dieci minuti, ha tratteggiato un ritratto vivo, affettuoso e vivace del padre. Un ritratto senza sbavature né esagerazioni né cedimenti al sentimentalismo. Ma quei dieci minuti hanno avuto più calore, colore e spessore di tutto il resto della
cerimonia. Il papà era ancora lì tra noi, vivo, e questo sarà il ricordo che ne manterremo.

Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le mie istruzioni per l'uso.

La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora.
L'ora? Tardo pomeriggio, verso l'ora dell'aperitivo.

Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra.

Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all'epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent'anni.

Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.

Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci
saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po' più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati.

Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.

Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete.
Vorrei l'orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche.
Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare.
Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po' anche a me.

Voglio che si rida - avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte - .
E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un'offesa alla morte, bensì un'offerta alla vita.

Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.

Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega.

e.

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martedì, 09 agosto 2005
Altri spunti dal jap...

Nel post precedente ho messo una foto scattata ieri sulla Siberia. Un momento prima sia io che Ari guardavamo fuori dal finestrino e mi diceva... "guarda... cosi' era la terra prima dell'intervento dell'uomo, tanto tempo fa...". Dopo un attimo osservavo quel paesaggio diversamente, non più con la sola "solita" curiosita' che ho spiaccicando il naso contro il finestrino dell' aereo appena posso, c'era qualcosa di diverso, il contemplare un paesaggio ancora vergine, intoccato, dove l'uomo non aveva messo mano. Nessuna strada, nessun villaggio, nessun disboscamento... Riflettendo ci si rende conto che i luoghi assolutamente intoccati dall'uomo su questo pianeta rimangono pochi. Guardando fuori da un aereo, a 12000 metri, hai una visuale che in giornate di buona visibiltà puo' arrivare anche a 200 km di distanza, quindi da un aereo stando in cabina di pilotaggio potrai avere una visuale su un raggio di terra molto vasto, a 270 gradi (dietro non potrai vedere... il retrovisore non c'e'...). Penso a quali luoghi rimangono totalmente vergini in tutto questo raggio, probabilmente alcune zone della Siberia, il deserto del Sahara, il nord del Canada, la Groenlandia, l'Amazzonia (ancora per quanto?) l'Antartide. In Europa è impossibile, ovunque vedrai una strada, o una città, magari in lontananza. In Giappone invece c'è forse il massimo "interventismo" dell'uomo, ovunque vedi la mano "costruttiva" (?) dell'uomo, città, disboscamenti, ferrovie, strade, dighe etc... Vabbè... tutto questo giusto per dire che fa un certo effetto vedere un pezzo di terra ancora "primitiva".

Sempre in volo... l'amica giapponese Masami mi dice di aver visto proprio la sera prima un film sconvolgente. Mi chiede se anch'io l'avevo visto... credo di no, dalla traduzione che mi fa del titolo... il tema e' comunque l'Olocausto, girato ad Auschwitz. Mi dice che era costretta ad interrompere il video ogni 5 minuti, troppo crude le scene, troppo violente. L'espressione del suo viso raccontando il film era eloquente, come quella di un bambino spaventato ed incredulo di fronte all'orrore. Mentre mi parlava ho avuto un flash e la mente mi ha riproposto Hiroshima e Nagasaki... lei mi parlava di Auschwitz, io pensavo al Giappone sotto l'atomica. Non era un caso, ricorrono proprio in questi giorni gli anniversari (60 anni), il 6 e il 9 agosto, degli unici "sganci" dell'atomica sull'uomo. Ed erano caduti proprio su di loro, sul popolo che sembra essere esente da qualsiasi tipo di aggressività e violenza, sempre così delicati, sorridenti, accomodanti, pacifici, pur nel loro stress... Certo il Giappone di quel tempo, o meglio le sue armate e l'Imperatore, non erano molto delicati, anzi... ma sembra impossibile che sia accaduto a loro, a questo popolo. Volevo chiederle cosa sentisse per l'accaduto, cosa provasse da giapponese per questa catastrofe che aveva cancellato in una decina di secondi oltre 200000 persone. Il maledetto fungo atomico, spettro dell'umanita'. Non sono riuscito a chiederle niente, ho avuto paura di crearle difficoltà, di farle commentare qualcosa di troppo brutto vissuto dal suo popolo, di farle una piccola violenza. Ho tenuto la mia curiosità per me, celata.

Ed ora si riparla sempre più spesso di atomica, l'Iran... li mortacci!  Ma che rottura di balle stì scimmioni al potere in quel paese. Stanno accelerando, provocando... Si può pensare che si limiteranno all'uso pacifico dell'energia atomica? io credo proprio di no,  stanno cercando di costruire un ordigno nucleare. Ad una parte del popolo iraniano che sarebbe riluttante ad un uso "bellico" hanno fatto credere che e' diritto del paese poter avere una forte energetica in più. Ricordo il discorso convinto che mi faceva Jalal a Mashhad... e' giusto averla, è una fonte energetica... convinto lui... Io sono terrorizzato all'idea che questi possano avere l'atomica. Desiderei che tutte le nazioni che ne sono in possesso facessero un passo indietro, eliminandole. Volete fare le guerre? continuare a scannarvi? Rimangono aerei, bombe, carri armati, fucili, clave... ma la bomba atomica no, quella va fatta sparire, se innescato il processo di follia può portare all'annientamento del genere umano, mettiamo che qualche coglione perda la testa... Se anche così non fosse, la mia temo sia purtroppo utopia, che rimanga solo a chi c'è l'ha, nessun altro si aggiunga al clan. Gli Stati Uniti credo  (e spero) non la useranno mai piu' se non in risposta ad altri che li attacchino con lo stesso mezzo. Loro non provocheranno mai più se non altro perche' devono fare i conti con un'opinione pubblica che mai l'acceterebbe.  India e Pakistan sono un po' più preoccupanti ma e' un problema bilaterale che ormai è un deterrente reciproco per non usare la clava o farsi troppi screzi reciproci.

Israele pure, non l'ha usata e non la userà, salvo forse... in risposta...

L'Iran? Visto chi governa il paese non c'è da stare tranquilli se avranno l'ordigno. Penso occorra fermarli, con le buone, usando tutte le possibilità diplomatiche... ma se queste malauguratamente non dovessero funzionare... a questo punto ben venga che chi in primis si sente minacciato, Israele, faccia volare i suoi caccia sopra Bushehr e Isfahan e rada al suolo i luoghi in cui si sta portando a termine l'arricchimento dell'uranio, solo quegli edifici, situati alla periferia delle città. Prima che sia troppo tardi. In questo caso estremo confido nella capacità di intelligence del Mossad di sapere lo stato dei "lavori in corso". Se la diplomazia non dovesse riuscire a bloccare i lavori...  ben venga far decollare gli aerei con la stella di David.

Sul tema Iran do sempre più spesso un'occhiata al blog di Lilit  http://lilit.ilcannocchiale.it/ , iraniana che vive in Italia. La ritengo una preziossima fonte per sapere cosa succede nel suo amato paese, spero continui con la sua opera di informazione e denuncia, che non si stanchi, che non si demoralizzi per ciò che sta succedendo. Che almeno consideri una piccola missione quella di tenerci informati, a noi che non parliamo farsi e non abbiamo quindi i suoi strumenti per arrivare a molte notizie che il governo iraniano occulta e di cui la nostra stampa non pare interessata alla divulgazione. A proposito... non so se c'è altro paese al mondo in cui i quotidiani, salvo emergenze, dedicano dalle 5 alle 8 pagine alle beghe politiche nazionali, raccontando spesso il nulla.     

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japan

lunedì, 08 agosto 2005
Giapponesi... persone che a volte sembrano di un altro pianeta.

Ieri sera mi trovavo a spasso per Tokyo, nell'area centrale di Shinjuku.  In effetti... non proprio dietro l'angolo...

E' capitato un episodio che mi ha fatto subito dire... questo devo scriverlo, devo trovare il modo per riportarlo. Eccomi qui, ci provo. In questo momento sono stanco, qui in Italia sono le 23, sono rientrato da poche ore e il mio fuso non è rimasto a Tokyo ma come al solito si è fermato a metà strada, su per giù ad est degli Urali, Siberia Occidentale direi, mi sento come se fossero le 3 del mattino, non le 6 am attuali del Giappone e nemmeno le 23 locali, diamoci in mezzo...

                        (un punto in Siberia...)                                       (Mongolia nord occidentale)

Come dicevo mi trovavo a Shinjuku, per la precisione al di fuori dell'enorme e complicata stazione della metropolitana del quartiere. Mi trovavo con Ari, amica e collega di lavoro,  che voleva fare una telefonata nel "fu" belpaese nostro. Individuiamo una serie di telefoni pubblici, inserimento scheda telefonica locale ntt... la tessera non entra, la fessura è troppo stretta, comincia una piccola missione o forse un calvario, occorre trovare un telefono che accetti la tessera, costi quel che costi. Qui inizia il bello...

Cerchiamo di fermare alcuni giovani passanti per chiedere aiuto rivolgendoci loro con un "Excuse me...", mi avvicino loro, tirano tutti dritto senza degnarmi neanche di uno sguardo! senza girare nemmeno la testa! Uno potrebbe pensare che sono dei gran cafoni e ad un certo punto, incredulo e indispettito, l'ho pure pensato, ma non è così. Pian piano comincio a capire qualcosa dei giapponesi, ancora molto poco, ci sono stato poche volte. Il loro non girarsi nemmeno era semplicemente dovuto al fatto che questi passanti non parlavano inglese e piuttosto che dire un NO o un "mi dispiace" in Jap preferivano fingere di non sentirti. Può sembrare scortese ma se si pensa alla difficoltà, al dispiacere  che ha un giapponese nel momento in cui deve riconoscere di non poterti aiutare, cominci a capire e a giustificarli.

Un po' disanimati cerchiamo altri telefoni, stavolta all'interno della stazione. Si avvicina spontaneamente una ragazza chiedendoci in inglese se abbiamo bisogno di aiuto. Ecco la differenza... in Giappone se uno sa l'inglese e ti vede in difficoltà si propone di aiutarti, se tu chiedi aiuto in mezzo alla folla è possibile invece che nessuno si rivolga a te, ma giusto perchè sanno che non potrebbero comunque aiutarti. Un mondo non capovolto ma certo "diverso" dal nostro.  Questa ragazza, che da ora chiamerò per comodità Yoko, si prende a cuore il problema di stì due pirla italiani che cercano un telefono adatto per la loro tessera, quasi fosse l'unico modo rimasto per contattare l'Italia, quella tessera, nel telefono giusto! Ci aiuta a trovare altre cabine, "queste -ci dice- per la nostra tessera andranno bene..." inseriamo, fessura stretta anche qui, non entra tutta. Rimane un po' spiazzata... chiama un operatore dicendo che il malefico telefono jap non permette l'inserimento all' immacolata  e preziossima tessera dei principini italiani. Un dramma! Comincia a scusarsi per averci dato un indicazione non corretta, rimane in linea con l'operatrice che nel frattempo deve aver chiamato l'ambiasciatore italiano per manifestare l'accaduto e il suo personale dispiacere a nome di tutto il popolo giapponese. Nel frattempo smanetto con la tessera, la spingo dentro, ci riesco! inserita! Ma... il japtelefono se l'è mangiata, non da credito e non la sputa più. A quel punto, la tragedia.

Yoko si mette una mano sulla bocca come per dire "cosa ho combinato?". Si ripromette di rimediare in un qualche modo (nel frattempo ha gia' perso almeno 3 treni utili...). Ci dice che cercherà un addetto della metropolitana per aiutarci, scende le scale, torna dopo un paio di minuti con un ragazzo in divisa a cui spiega l'accaduto, lei à mortificata, lui cerca di pensare a come risolvere la cosa. Non sa che pesci pigliare ma non ci può certo lasciare così, devono fare il possibile per farci recuperare la tessera. L'addetto va  a cercare un supervisor della metropolitana! Yoko è piegata in due... a questo punto trascrivo il dialogo:

Nico:    non ti preoccupare, non e' successo niente, vai pure a prendere il treno, e poi... non e' assolutamente colpa tua!

Yoko:     Noooo, e' colpa mia, io vi ho indicato questi telefoni,   it' my fault!!!

N:      No, non e' assolutamente  colpa tua!

Y:      Si', e' colpa mia (affranta...)

A questo punto estrae dallo zainetto una busta con all'interno dei dolci e ce li offre abbassando un po' il capo. Offrirci quei bene era un modo per compensare, scusarsi per il "suo"(???) errore.  

N:     No, perche'? per favore, non c'e' assolutamente bisogno...   (le reistituisco la busta)

Interviene Ari (sensibilta' femminile e conoscenza del Giappone): Nico accetta i dolci, le toglierai parte del peso, del senso di colpa, si sentira' meglio...

Accettiamo i dolci... A questo punto camminando all'indietro e scusandosi in continuazione  Yoko si allontana da noi, la salutiamo increduli. E increduli ci guardiamo io ed Ari. Lo spirito di servizio e di aiuto dei giapponesi sono sconvolgenti, fuori dal mondo... Ah, dopo poco arriva il supervisor con  l'addetto che gli spiega il "disastro". Scrive su un block notes l'accaduto, il tipo di telefono, farà una segnalazione. Ci assicurano che il giorno dopo (sono le 22,30) arriverà un operatore per aprire il telefono "traditore". Facciamo loro presente che il giorno dopo saremo già in viaggio per l'Italia. Sono desolati, il motivo è che una macchina, un telefono giapponese, non è stato all'altezza, provocando un disservizio a degli stranieri. Sembra una piccola "vergogna" nazionale.

E' stata una mezz'ora surreale. Penso abbiamo fatto un passo in avanti per capire qualcosa in più di questo "ancora" misterioso Giappone. Personalmente sono sempre più attratto dal conoscerlo... mi sa che fra un po' mi ritaglierò uno "spazio temporale" per approfondire. Un japtrip in preparazione?

Una nota che non è del tutto una sorpresa. I giapponesi stravedono per l'Italia, per gli italiani... capisco l'Italia, ma gli italiani...! Apro una parentesi su come accogliamo il turista in Italia? su qual'è il livello di servizio ed accoglimento nei nostri 4stellati hotel? di come alcuni "addetti" quando vedono un giapponese pensano a come spennarlo meglio approfittando della loro, a volte, ingenuità e buona fede? Vabbè mi fermo qui...

A proposito, riamanendo in tema Jap, visto che mi era stato chiesto...  il mese scorso proprio a Tokyo avevo rivisto Pezhmann, in gran forma.

Abbiamo parlato tanto, soprattutto cose personali. Il mio vecchio compagno di viaggio ha lasciato Tokyo per Los Angeles una settimana fa, alcuni giorni da trascorrere fra la comunità iraniana più numerosa al di fuori dell'Iran, quella di LA. Un giorno fa mi hanno segnalato la sua presenza in Plaza de Mayo, Buenos Aires, America Latina, ultima tappa del suo giro intorno al mondo cominciato 10 mesi fa.

Postato da: nicoway a 23:33 | link | commenti
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