L'altra sera a circa 11260 km da qui mi son beccato stà visione in cielo.
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In Giappone e in tutto l’emisfero nord è ormai cominciata la primavera, salvo alcune regioni oltre il 50° parallelo dove mancano ancora alcune settimane…
La primavera in Giappone ha un qualcosa di particolare, è un piccolo evento, avviene una sorta di pacata e serena celebrazione collettiva. E’ attesa… il segnale lo da la fioritura dei ciliegi, chiamata “sakura”.
Comincia nel sud, parte dall’isola di Okinawa (punto più a sud del Giappone) intorno alla fine di marzo e va spostandosi verso nord, come un fronte che sale. La fioritura dura pochi giorni e il suo arrivo viene festeggiato con passeggiate all’aria aperta, incontri nei parchi e nei lunghi viali, fra pic nic e relax, ad ammirare il risveglio della natura attraverso i colori magnifici di questi alberi in fiore. Dopo alcuni giorni i ciliegi mostreranno solo le foglie verdi, i fiori saranno per terra e i petali coloreranno il suolo di bianco e rosa.
(Nara)
Lunedì mi trovavo a Nara, centro storico a 30 minuti da Osaka, sono arrivato appena in tempo, la fioritura era ancora in corso ma agli sgoccioli, il senso di rilassatezza in questo luogo in primavera è grande. Al contrario ad Osaka la frenesia la faceva, al solito, da padrona…

A proposito di frenesia e stress… ho notato che i giapponesi, soprattutto uomini, bevono veramente tanto, alcool intendo… grandissimi consumatori di birra e vino. Ho chiesto in giro, con un forte timore di mancare di rispetto verso chi mi ascoltava. Il perché, mi è stato risposto, è dovuto al forte stress esistente nelle persone, una vita lavorativa intensa e che mette molto alla prova e quindi genera stress. Non so se sia l’unica ragione, forse è una delle tante. E’ un fenomeno relativamente recente, degli ultimi 20 anni, non so poi se sia a livelli preoccupanti… questo non sono stato in grado di capirlo o approfondirlo in così poco tempo… certo di ubriachi in giro, soprattutto nel fine settimana, se ne vedono e anche persone forse che non ti aspetteresti. Vedere uno in giacca e cravatta disteso, cappottato in terra, fa un certo effetto, i miei occhi non sono abituati a questa immagine.

C’è un'altra cosa che ha colpito i miei occhi nella realtà giapponese. Un rispetto incredibile verso i beni pubblici. Mi spiego, mai visto niente di imbrattato o deturpato dai singoli in giro . Metropolitane e aeroporti che sembrano sale operatorie, monumenti ed edifici pulitissimi e privi di qualsiasi scritta imbrattante (non reputerei comunque imbrattanti dei bei murales…). Deduco che il singolo cittadino ha grande senso di rispetto verso i beni comuni.
Una curiosità, il Giappone è pieno di macchinette distributrici, per intenderci quelle che da noi forniscono sigarette, bevande, merendine, condom etc…da noi spesso se esposte all’aperto sono imbrattate e talvolta rotte, un po’ come le cabine telefoniche, in Giappone sono “cristalline”. Se ne trovano di diversi tipi, per giornali, cibo, bevande calde, fredde, etc… ad ogni angolo di strada ce n’è una! Ce ne sono circa 4 milioni sparse in tutto il Giappone, una ogni 30 abitanti! Il più alto tasso pro capite al mondo. I prezzi? Ottimi, una bevanda tipo latta di Coca Cola da 400 ml costa sugli 80 centesimi di euro. Da noi devi entrare nel bar e la paghi più del doppio…
Ma poi cosa succede su larga scala? Il singolo non imbratta ma i governi sembrano avere fatto nel tempo uno scempio enorme del territorio. Guardando il territorio giapponese dall’alto di un aereo colpisce come quasi ovunque vi sia stata messa la mano dell’uomo. Sembra non esserci area di pianura, idrica o collinare “vergine”.
Si fatica a scorgere un pezzo di natura incontaminata.
Ovunque autostrade, ponti, città, villaggi, scavi, sterrati. Il primo pensiero per giustificare questa massiccia “mano” umana sulla natura è l’alta densità della popolazione, quasi doppia rispetto all’Italia, morale... vivono in tanti in un relativamente piccolo pezzetto di terra. Ma questo non basta. Leggendo alcune cose sul tema… riporto direttamente dalla Lonely Planet: “pare che soltanto tre dei 30000 fiumi e torrenti del Giappone non abbiano il corso sbarrato da dighe”!!!. “Oltre alle dighe, sono stati costruiti canali e argini in cemento perfino lungo i più inaccessibili ruscelli di montagna”.
Dove sta una chiave di lettura di questo “interventismo” sull’ambiente?
Sempre dalla LP:
“Le aree rurali del Giappone rivestono un’importanza enorme a livello nazionale, in quanto la rappresentanza parlamentare delle medesime è determinata dalla superficie più che dalla popolazione. Al fine di garantirsi l’appoggio del proprio collegio elettorale, i politici delle aree rurali si vedono praticamente costretti a esercitare pressioni per destinare imponenti risorse alla realizzazione di opere pubbliche, dal momento che in queste zone non vi sono molte altre opportunità d’impiego. Si tratta ormai di una consuetudine cui i politici giapponesi non sembrano in grado di sottrarsi, a dispetto dell’impatto negativo che queste opere hanno sull’ambiente e sull’economia nazionale.
Il risultato finale è quello di un paesaggio che in molte zone, ha le sembianze di un immenso cantiere”.
(Osaka Kansai International Airport)
Rimango ammirato dal singolo, molto meno da chi li rappresenta (sotto il profilo ecologico…).
Di una cosa sono certo comunque: i ciliegi non li taglieranno mai! Crollerebbe qualsiasi governo!
Sistemando le ultime foto sul pc mi sono accorto che solo una settimana fa ero a ...

Vabbè non c'è bisogno di dire il nome, riconoscibilissima, lo skyline più famoso del mondo, privo di quei due picchi che il mondo l'hanno cambiato .
La giornata era stupenda, un caldo inizio inizio primavera. Mi sono accorto che basta veramente poco per far spogliare i newyorkesi... ragazzi a dorso nudo e ragazze con infradito. Se mi avessero detto che il giorno prima avevano guanti e berrettino di lana non mi sarei stupito. Il clima di NY e della costa est degli Stati Uniti nelle mezze stagioni può riservare della grandissime sorprese, possono esserci 28 gradi un giorno e cadere mezzo metro di neve dopo un paio di giorni.


La cosa che mi ha colpito andando in giro per NY e nelle altre città US in queste ultime settimane è la ipod mania. E' un oggetto veramente rivoluzionario, era forse dagli anni '80 che non si vedevano tante persone con le cuffiette. Ora una percentuale altissima di giovani va in giro con il minuscolo mp3, è veramente ipod-mania.

Ho camminato con calma dal Central Park fin giù a Downtown, la città era vivissima, tanta gente nei parchi minori e nelle piazze, playground affollati.

Arrivato a Downtown ho deciso di tornare a "ground zero". Era da tempo che non andavo, non me n'ero reso conto. Diverse volte era tornato a NY dopo il devastante evento ma rimanevo sempre nella parte alta. Era un caso probabilmente.

Ground zero l'avevo visto, ahimè, ancora con il fumo. Nel settembre 2001, il 17 settembre, 6 giorni dopo l'attentato, arrivavo a NY. Arrivando all'aeroporto di Newak nel New Jersey e dirigendosi a Manhattan ad un certo punto c'è un curvone e ti ritrovi davanti lo skyline. Era notte e vedere quel fumo bianco salire, a 6 giorni dalla disgrazia, le luci enormi che illuminavano la zona, fu un colpo molto forte, non si poteva che rimanere in silenzio.
Ora in quel luogo c'è ancora un atmosfera diversa dal resto della città, c'è tanta gente, il solito incrocio di tanta gente che va in tutte le direzioni, ma non c'è il rumore normale, le persone sembrano parlare piano, avere un atteggiamento dimesso. Penso che sia inevitabile, sarà sempre così per diverse generazioni. Arrivare in quel punto genera riflessione e silenzio, rispetto.
Metto qui alcune foto di quel 17-18 settembre 2001. Le altre in http://www.nicogallery.com/New-York-17-sept%2C-2001


Di Papi non ne ricordo tanti e non me ne intendo granchè. Invece di sacerdoti ne ho conosciuti, come qualsiasi italiano direi...
In questi giorni si parla di Conclave e quando vedo quei signori vestiti di rosso faccio strane associazioni, penso soprattutto al loro grande potere nei paesi in qui "esercitano". Cardinali africani, indonesiani, sudamericani... fra i volti che ho visto neanche uno sembrava avesse la parvenza o lo sguardo "santo". Niente di strano…come faccio a vedere del "buono" basandomi sulla tv? E poi con i miei pregiudizi... che fanno si che loro siano simboli di potere e "superiorità" rispetto agli altri... vabbè è più forte di me, non li sopporto!
Questo post vuole però ricordare alcuni sacerdoti conosciuti in giro. In particolare ho sviluppato un ammirazione fortissima per i missionari, per la forza, la dedizione, il sacrificio. Il loro lavorare soprattutto nel sociale oltre che nella pastorale.
Di uno ho un ricordo particolare.
Era su un volo per il Kenya, aveva gli occhi pieni di luce, allegria e serenità. Messicano, andava dalla “sua” gente, in Sudan. Arrivato a Nairobi avrebbe organizzato lo “sbarco” per il sud cristiano del Sudan. Doveva trovare un pilota disposto a paracadutarlo nelle regioni del Sudan meridionale. Aveva trascorso una decina d’anni in quelle zone, era diventato un punto di riferimento per la comunità, cercava di proteggerli e alleviare le sofferenze in una regione in qui il governo anticristiano sudanese compiva razzie e ingaggiava una dura guerra da anni. La religione non era comunque la molla che muoveva il regime di Khartum, manco a dirlo… nella zona ci sono materie prime e il controllo non può sfuggire. Mi sembrava strana una guerra solo “religiosa”… e infatti non la era.
Il sacerdote messicano era stato espulso dal paese, poi rientrato ma intercettato di nuovo alla frontiera, riespulso e minacciato. A quel punto aveva deciso di rientrare un po’ nel nord del Messico, nella sua diocesi. Trascorse due anni vicino a Monterrey ma il pensiero andava sempre là, alla sua gente del Sudan… prendeva la decisione di ritornarci, aveva la gioia negli occhi. Ormai la sua vita sembrava non avere più importanza, era disposto a sacrificarla pur di stare con loro. Quando mi raccontava queste cose avevo i brividi. Ho cercato di contattarlo a Nairobi ma quando chiamavo era sempre fuori, probabilmente alla ricerca del pilota “avventuroso”. Sono certo che abbia raggiunto la meta. Mi chiedo dove sarà ora, certo che sia felice e sereno, ovunque si trovi.
Un altro episodio invece molto meno edificante.
A La Paz, Bolivia, un sacerdote mi ferma e mi chiede di dove sono… Italia… comincia a parlare un ottimo italiano, vive prevalentemente a Roma e ricopre una carica rilevante nella chiesa boliviana, mi sa che la sua base fosse comunque in Vaticano…
Mi invita nel suo ufficio per un the. L’ufficio è spazioso, moderno, “ordina” alla signora addetta di preparare un the. Il suo modo di fare mi fa gelare. Il potere e l’arroganza, ero imbarazzato per la signora quando questa mi ha servito. E’ cominciato un gran disagio per me, non stavo bene in quel luogo. Ha cominciato a fare apprezzamenti inequivocabili nei miei confronti… a quel punto mi ritrovavo a che fare con un sacerdote arrogante e potente che … ci provava con me. Non ricordo quali scuse riuscii a trovare per sgattaiolare via senza farlo risentire troppo. Quando mi sono allontanato ho tirato un gran sospiro di sollievo e nei giorni successivi ho fatto in modo di passare alla larga da quell’edificio nel centro di La Paz. Il timore di reincontrarlo c’era sempre… mi inquietava. Per me era una persona mostruosa. Non perché fosse gay, di questo normalmente non me ne può fregar di meno, non mi spaventano certo gli amici gay, al contrario… era quello che rappresentava, al sua attitudine “violenta”, il suo potere che sembrava consentirgli qualsiasi cosa certo di godere di una forte impunità.
Nella chiesa c’è veramente di tutto, per me c’è tanto di buono, encomiabile, unico, nella base… c’è tanto di marcio al vertice… Opinione personalissima e non obiettiva. Ci tengo a rimarcarlo.
Vorrei ricordare un grande uomo, grande sacerdote. Pochi giorni fa, il 24 marzo, ricorreva l'anniversario del suo assassinio per opera di squadroni della morte, a San Salvador.
Monsignor Oscar Romero
Ero troppo buono, troppo dalla parte dei poveri, dei deboli, degli oppressi. Per questo era scomodo... se il futuro Papa gli assomigliasse un po'...
Oggi qui a Buenos Aires alcuni amici mi chiedevano come l'Italia avesse vissuto la morte del Papa. Sapevano gia' tutto chiaramente, ma desideravano sentire le versioni di un italiano.
Non avevo molto da dire, come poco ho voluto dire nella settimana fra il decesso e le esequie. Cercavo di stare in silenzio, mi accorgevo infatti di non riuscire ad essere obiettivo. Facevo fatica a tenere disgiunto il pensiero di un uomo di una "statura" unica e quello di una chiesa, di un Vaticano, che invece critico molto. Manco di obiettivita' e quindi... ho preferito stare zitto. Ammiro e mi inchino davanti a tanti sacerdoti, in particolare tanti missionari. Per quanto riguarda invece il Vaticano... nell'Africa Sub Sahariana c'e' stata un' apocalisse con la trasmissione dell'aids, i piani alti della chiesa non hanno aiutato granche' a fermarlo, alcuni "responsabili" sacerdoti spesso hanno agito al di fuori delle indicazioni, distribuendo profilattici... mi fermo qui.
Qui in Argentina mi dicono che si fa il tifo per il Cardinale argentino "papabile"... non e' un tifo calcistico, certo, ma e' comunque un desiderio... Immagino che a San Paolo facciano lo stesso con il loro cardinale "papabile" e a Citta' del Messico anche... sembra che il messicano sia il piu' "portato" fra i latini, conosce 5 lingue, ottimo conoscitore della politica e delle relazioni diplomatiche, cosi' mi dicevano oggi... ma la nazionalita' credo non dovrebbe proprio importare, nemmeno il curriculum, il colore della pelle, tantomeno il "potere" politico, altro dovrebbe contare. Dovrebbe essere credo quello con gli occhi piu' "santi". Ueeeee ma in che discorsi mi sto addentrando??? Non e' proprio il mio campo...!
Stasera passeggiavo in una serie di vie che ormai sono abituali, è la passeggiata serale di rito che faccio quasi quotidianamente quando mi trovo qui a Buenos Aires. Dal Congreso prendo Avenida Callao e giro a destra su Avenida Corrientes fino all'Obelisco. Zona di teatri, cinema, ristoranti e tanta gente a passeggio. Ho notato un incremento sensibile rispetto all'ultima volta che sono stato qui (circa un mese e mezzo fa) di persone che dormono in strada, quasi tutti anziani. Impossibile non farci caso, erano veramente tanti. Mi chiedo il perche'. Il primo pensiero e' che ci possa essere stato un peggioramento economico nelle condizioni di tanti anziani, viste le ridicole pensioni che girano da queste parti... ma potrebbe semplicente trattarsi di uno spostamento momentaneo, "stagionale", da altra zona della città, approfittando del fatto che qui i marciapiedi sono piu' riparati visto l'autunno che incalza... non avro' il tempo di approfondire comunque la ragione di questi "nuovi arrivi". Il mio occhio cade spesso su chi dorme o vive su una strada. Non so bene il perche' , c'è un qualcosa che mi attrae, forse un certo senso di liberta', sicuramente non invidiabile o augurabile, a nessuno. In passato ho sperimentato il dormire su una panchina o in terra. Viaggiavo fra Messico e Centroamerica, stavo mesi in giro, il tempo era tanto e le risorse economiche risicate. Occorreva prestare la massima attenzione al budget... ricordo che stavo bene, non era una sofferenza, anzi... avvertivo prorpio un forte senso di liberta' e vicinanza alla terra, stare sulla strada. Beh era una condizione non obbligata, era una scelta che veniva fatta di rado e in circostanze particolari, ho sempre preferito comunque un letto comodo... Diversa la situazione di tutta quella gente che invece non lo fa per scelta, ma per necessita'. Questo mette tanta tristezza... a me viene spesso voglia di comunicare con loro, in fondo non sono "criminali, al contrario, sono degli amici... in difficolta'.
Sono circa 12 ore di volo, 8 fusi orari che stendono... ciò che si sorvola è comunque pieno di mistero, affascinante per me... la Siberia soprattutto.

All'andata la rotta passa su Mosca, gli Urali e le steppe sud siberiane verso Novosibirsk, poi si arriva sulla Corea e giù... infilati nel Giappone. Al ritorno la rotta è decisamente più a nord. Si passa sotto a una penisola mitica per i giocatori di Risiko, la Kamchatka. Poi si sale verso Nord, attraverando l'enorme e deserta Siberia. Si passa sopra alla città mineraria di Mirni, poi ancora su, verso Virkuta, già oltre il Circolo Polare Articolo, a 68° gradi Nord e da lì comincia a ridiscendere verso sud, puntando su Arcangelo, importante base marina militare russa, ricordo i sommergibili... e ormai siamo arrivati... si va verso la Finlandia e giù in Italia.
Perchè tutti 'sti nomi e 'ste rotte elencati? Beh, io di fronte a questi luoghi misteriosi rimango incollato al finestrino a guardare giù, quella immensa distesa di ghiacci e neve, laghi e fiumi completamente ingessati dal bianco, ogni tanto centri abitanti con ciminiere fumanti e in cui mi chiedo continuamente... ma chi cazz ci vive in questi luoghi?????? come mi piacerebbe scendere di 12000 metri e dare un occhiata...
Il disgelo in quelle lande non è ancora cominciato, la natura è ancora apparentemente ferma, fra un mesetto penso ci sarà un risveglio magico...
Metto qui alcune foto, dall'oblò...

Costa Siberiana sul Pacifico, a sud della mitica kamchatka



Qui siamo intorno al 68° parallelo nord, 80 est... che freddo in queste lande deserte... proprio qui Stalin aveva avuto la sadica idea di mandare tante persone in quei maledetti gulag... li mortaccioni sua!

Qui siamo già nella Russia nord Occidentale, poco passato Arcangelsk, cominiciano i laghi che "culmineranno" in Finlandia

Una veduta dall'alto, fin qui niente di "strano"...


Beh qui forse... a sinistra postazione in internet cafè con poltrona che fa i massaggi. A destra... i giapponesi si divertono moltissimo ad entrare in questi luoghi in cui si fanno foto in automatico, tipo quelli che ci sono da noi nelle stazioni ma molto più sofisticati e tecnologici. Ce ne sono a centinaia in città. Si fanno le foto che poi vengono stampate come piccoli stickers da attaccare ovunque. Prima fanno le foto e poi le riempiono di scritte, messaggini... chiaramente ne fanno uso soprattutto i giovani, e si fanno delle risate...